Il territorio del Canale del torrente Chiarzò sin dall’alto Medioevo è stato luogo di pascolo e di transumanza abitato temporaneamente da pastori. Nel ‘500 nelle praterie che andavano da Sghittosa a Sgualdin a ridosso dei corsi d’acqua vi era una diffusa presenza di modesti edifici, gli stavoli, piccole stallette dotate di locali per la residenza spartana di chi assisteva le mandrie.
Negli anni 80 del ‘500 l’evoluzione di questi insediamenti porta a un momento di grande trasformazione del paesaggio: pian piano le attività legate alla pastorizia risalgono i versanti del M. Selvaz (il Ciaurlec) e del M. Rossa, mentre il fondo valle viene coltivato dalle donne che iniziano ad accompagnare nel Canale i pastori; il gruppo di stavoli si trasforma in una fitta rete di borgate grandi e piccole, dove mancano quasi completamente le stalle che, per contro, si rintracciano in grande abbondanza lungo il versante del monte Selvaz. Qui il carattere geologico delle rocce, che in alcuni punti si esprime con forme carsiche di particolare bellezza e la mancanza di risorse idriche hanno impedito la costruzione di insediamenti permanenti, vi erano prati, pascoli e le costruzioni in sasso.
Ovunque nel bosco, guardandosi attorno, non può sfuggire la traccia dell’opera tenace e pregevole di quegli abitanti: stalle, ruderi, muri a secco, clapadorie (percorsi su sassi accostati e incastrati tra di loro), terrazzi, anche molto grandi, che sostenevano gli orti e un sistema viario e di comunicazione formato da tragitti che collegavano stavoli, pascoli e fondovalle: il tutto sempre in pietra.
Percorrendo i sentieri proviamo allora ad immaginare come doveva essere il paesaggio che oggi vediamo come un bosco misto di frassini, aceri, noccioli, faggi, carpini, ciliegi, abeti, pini e poi arbusti, erbe e muschi che sommergono e rivestono i vari manufatti di un tempo.
Buona parte del testo sono citazioni e adattamenti di brani tratti da:
“Lis Vilis di Tramonç, Insediamenti storici e paesaggio in Val Meduna” di Moreno Baccichet del 2003; “Pradis scoperte, esplorazioni e altre storie - Attività e ricerche del Gruppo Speleologico Pradis 2012-2016”